Pelle e contatto si uniscono nel senso del tatto
La pelle è molto più di un semplice rivestimento del corpo: è il nostro primo organo di relazione con il mondo. Attraverso il tatto, fin dalla vita intrauterina, iniziamo a costruire la percezione di noi stessi e dell’altro.
Le recenti scoperte delle neuroscienze confermano ciò che l’esperienza clinica e le tradizioni corporee avevano intuito da tempo: il contatto è una funzione biologica ed emotiva fondamentale per l’equilibrio della persona.
Didier Anzieu, nel suo celebre testo “L’Io-pelle”, la descrive come una vera e propria struttura psichica: una superficie che delimita, protegge e allo stesso tempo mette in comunicazione l’interno con l’esterno.
Come scrive Anzieu:
«L’Io-pelle è una rappresentazione di cui il bambino si serve nelle prime fasi della sua vita per figurarsi se stesso come un Io che contiene i contenuti psichici, a partire dalla sua esperienza della superficie del corpo.»
La pelle non è dunque solo confine, ma anche luogo di iscrizione delle esperienze affettive. Attraverso il contatto si costruisce un senso di sicurezza, di continuità e di identità.
Pelle e neuroscienze
Le neuroscienze oggi mostrano come la stimolazione tattile attivi specifici circuiti cerebrali legati alle emozioni, alla memoria e alla regolazione dello stress. I recettori cutanei non trasmettono soltanto informazioni fisiche, ma partecipano alla modulazione del sistema nervoso autonomo, influenzando la produzione di ormoni come l’ossitocina, associata al legame e al senso di fiducia.
Il tocco lento, consapevole e rispettoso può favorire una risposta di rilassamento profondo, migliorare la percezione corporea e sostenere i processi di autoregolazione.
Pelle e pratiche corporee
In questo quadro, le pratiche di massaggio assumono un valore che va oltre l’aspetto meccanico. Il massaggio non è soltanto una tecnica, ma una forma di comunicazione non verbale. Attraverso le mani si trasmettono ritmo, presenza e intenzione.
Il corpo riceve il messaggio di essere visto, accolto, riconosciuto. Questo aspetto relazionale è centrale in ogni approccio naturopatico: il contatto non è mai neutro, ma sempre portatore di significato.
Dal punto di vista olistico, la pelle rappresenta un ponte tra dimensione fisica, emotiva ed energetica. Lavorare sul tatto significa lavorare sulla capacità di sentire, di percepirsi, di abitare il proprio corpo. Nei trattamenti manuali, l’ascolto delle tensioni cutanee, della temperatura, della risposta dei tessuti diventa uno strumento di comprensione profonda dello stato della persona.
Integrare le conoscenze neuro-scientifiche con la visione relazionale proposta da Anzieu e con le pratiche manuali tradizionali permette di sviluppare un approccio più consapevole al lavoro corporeo. La pelle non è solo superficie da trattare, ma spazio di incontro. In essa si intrecciano biologia, emozione e storia personale, rendendo il tatto uno dei linguaggi più antichi e potenti del prendersi cura.
«Il contenitore psichico si costruisce a partire dalle sensazioni della superficie del corpo.»(Didier Anzieu, L’Io-pelle)
📚Anzieu, D. (2017). L’Io-pelle. Raffaello Cortina editore
(Ed. orig. Le Moi-peau, Dunod, Paris, 1974)
Pratiche corporee alla scuola di naturopatia di bologna