L’inverno e il movimento acqua

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I tre mesi dell’inverno sono chiamati:
chiudere e tesaurizzare;
l’acqua gela, la terra si screpola;
nessuno stimolo viene più dallo yang.

L’inverno rappresenta la massima separazione dallo yang e dalla sua energia. Un punto di buio e di separazione che si può superare con il raccoglimento ed il calore. Coltivando la quiete e l’approfondimento dello spirito.

Ci si corica presto, ci si alza tardi,
ci si rimette per tutto alla luce del sole.
Si esercita il volere
come sotterrati, come nascosti,
come rivolti solamente verso di sé
come occupati a possedersi.

Siamo incoraggiati a proteggerci dal freddo della stagione e a non lasciare uscire il sudore. Quindi a coprirci ma con parsimonia in modo da non surriscaldarci per poi andare incontro ad una infreddatura che potrebbe rivelarsi una insidia per la nostra salute ed energia.

Si sfugge il freddo, si ricerca il calore
non lasciando sfuggire nulla attraverso gli strati della pelle,
per paura di essere pericolosamente sforniti dei propri soffi.

In armonia con i bisogni dell’inverno ci prepariamo al meglio al ricongiungimento di yin/yang e alla primavera.

Così ci si conforma ai soffi dell’inverno,
via per il mantenimento della tesaurizzazione della vita.
Andare controcorrente porterebbe danno ai reni
causando, in primavera, invalidità e reflussi,
per insufficiente apporto all’impulso vitale

Le piante che possono aiutarci ad affrontare il freddo inverno sono piante riscaldanti come la solidago e i chiodi di garofano. L’equiseto e l’artiglio del diavolo per aiutare le nostre ossa. L’echinacea per irrobustire le nostre difese e l’angelica arcangelica o l’astragalo per sostenere la nostra energia.

Dal “Suwen, le domande dell’Imperatore Giallo”