Affrontare l’isolamento, buone prassi (2ª parte)

Home/Ami-amo, Anteprima, Blog Naturopaticamente/Affrontare l’isolamento, buone prassi (2ª parte)

Seconda parte dell’intervento del professor Maurizio Stupiggia per affrontare l’isolamento e se possibile trarne benefici. Direttore della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Biosistemica e docente della Scuola di Naturopatia di Bologna.

Strutturare il tempo e lo spazio

Il vuoto creato da giornate prive di impegni scolastici, lavorativi e ricreativo/sportivi può cedere spazio all’angoscia. Per questo motivo è molto importante dare un’organizzazione al nostro tempo, per esempio dandosi orari o programmando routine che abbiano un ritmo. Nelson Mandela ha affrontato più di 27 anni di prigionia e nelle interviste dichiarava di essersi salvato grazie all’autodisciplina. Grazie a routine come quella di rifare il letto della propria cella ogni mattina, abitudine che gli rimase anche quando divenne presidente del Sudafrica.
Tuttavia può non essere così semplice creare abitudini nuove in risposta a questo tempo ritrovato. Quanti si sono trovati a formulare delle bellissime intenzioni di provare nuove abitudini desiderate (es. da domani farò mezz’ora di yoga!) a cui hanno fatto seguito delle clamorose “sconfitte” del tipo “vabbè, lo farò domani” (e questo domani non arriva mai).

Cosa fare allora per dare spazio a nuove abitudini?

In primis prendere atto che anche bloccarsi è un’abitudine, quindi modificabile! Procedere poi con un brevissimo passaggio introspettivo per prendere contatto su quale sia la propria situazione interiore a proposito della nuova abitudine, con domande tipo “perché voglio creare questa abitudine?”. “Quali sentimenti provo quando penso di metterla in pratica?”. “Quali sono i blocchi che paiono impedirmi di praticarla?”. “Ho delle paure collegate? Quali?”.
Questo passaggio può essere utile per rafforzare la propria motivazione e dare energia al creare l’intenzione. Prima di passare all’azione reale, prendersi del tempo per immaginare nei dettagli il primo passo da fare e quelli successivi, come se si stesse girando un film, aiutandosi con domande del tipo “in quale maniera concreta potrei compiere l’azione?”. “Chiudo gli occhi, posso simulare il movimento del primo passo?”. L’obiettivo è focalizzarsi esattamente sul primo momento dell’azione come se la si stesse facendo. Se sentiamo le nostre energie abbassarsi e si inizia a percepire scoraggiamento, è “normale”: creare un’abitudine è faticoso! Questo è il momento per condividere la difficoltà con qualcuno che ci possa sostenere in questo nostro cambiamento. Ultima raccomandazione: “Un’abitudine alla volta!”.

Ricercare il piacere

Fondamentale per la nostra resilienza, intesa come capacità di affrontare e superare momenti difficili, è dedicarci ad attività piacevoli, che ci diano un vero benessere psico-fisico (M. Stupiggia, 2020). Quando è attivo il sistema del piacere infatti, quello della rabbia e della paura si “spengono”, lasciando spazio alla piacevolezza e al benessere. Ma cosa significa “svolgere attività che danno piacere”? La sensazione di piacere si genera quando ci sentiamo totalmente coinvolti con quello che stiamo facendo, quando l’attività che facciamo non ha conseguenze serie, quando la facciamo finché ci fa stare bene e quando i movimenti del corpo fluiscono liberamente, ritmicamente (A. Lowen, 1970). Qualcuno ad esempio potrà trovare piacevole impastare la pizza, altri danzare su una musica gradevole lasciando il corpo libero di esprimersi, altri ancora pulire il balcone e fare giardinaggio.

Creatività

Essere creativi significa trovare soluzioni nuove ai problemi, cercare modalità differenti di affrontare ostacoli che non sapevamo di trovare sul percorso. Implica prendere una corda e saltare veloci se non possiamo correre via (F. Giosué, 2020), implica cantare a gran voce quando non possiamo gridare che siamo stanchi e vogliamo tremendamente uscire di casa. Nasce dall’accettazione della realtà e si mescola all’immaginazione infantile, cresce solo se ci concediamo la libertà di fare e pensare diversamente, se la motivazione è il piacere (A. Lowen, 1970). L’arte, ma non solo, è uno strumento di creatività perché ci aiuta ad esprimere sentimenti e idee impossibili da comunicare a parole, ci aiuta a conoscere e portare “fuori da noi” il nostro mondo interiore di immagini, sentimenti, pensieri (Malchiodi, 2009).

Riconnettersi al corpo

Diamo spazio all’ascolto del corpo, al movimento, all’autocontatto. Organizziamo momenti di esercizio fisico in cui poter portare l’attenzione al corpo, al respiro, per sciogliere tensioni e aumentare la nostra consapevolezza corporea, sentire che tipo di movimenti avremmo bisogno di fare (M. Stupiggia, 2020). Forse abbiamo bisogno di stirarci? Di muovere il collo, le spalle, le braccia, forse ho bisogno di respirare più profondamente. Forse ho bisogno di seguire questa melodia e farmi trasportare o di correre sul posto, tirare qualche pugno al vento. Basta poco, anche qualche minuto in balcone di ascolto di sé, di come stiamo fisicamente.

Scritto elaborato da Andrea Durante, Gianluca Geri, Niccolò Guglielmi, Sara Malagoli, Clara Martuscelli, Anna Massarotto, Laura Morelli, Serena Panico